Titolo: L’uomo che fissa le capre
Regia:Grant Heslov
Cast: George Clooney, Ewan McGregor, Jeff Bridges, Kevin Spacey, Robert Patrick, Stephen Lang, Stephen Root, Terry Serpico, Glenn Morshower, Rebecca Mader
Durata: 90 min
Data di Uscita nei Cinema: 06.11.2009
TRAMA: Il giornalista Bob Wilton (Ewan McGregor) decide di lasciarsi alle spalle un matrimonio fallito e parte come inviato per l’Iraq. Lì incontra il bizzarro Lyn Cassady (George Clooney), soldato Jedi della New Earth Army, segretissima unità del corpo militare statunitense che usa mente e pratiche hippy al posto dei fucili. Il monaco guerriero lo trascinerà in pericolose disavventure e Bob avrà finalmente il modo di scrivere il suo sensazionale articolo sullo strambo mondo di quel soldato che uccideva capre con uno sguardo.
RECENSIONE: La guerra dei cavalieri Jedi si combatte con le menti. Si disincentiva il nemico ad attaccare, lo si stronca con uno sguardo. Ciò che rende esilarante questo mix tra temi seri e improbabili applicazioni è soprattutto la sceneggiatura: situazioni grottesche e dialoghi totalmente illogici. Un susseguirsi di incalzanti battute, caricature, citazioni al mondo del cinema e soprattutto a quello di George Lucas (divertente ritrovarsi Ewan McGregor che domanda cosa siano i Jedi), che rendono i personaggi del film uno più riuscito dell’altro: con una dissacrante intensità dall’inizio alla fine.
Nonostante la commedia ben riuscita questo non è un film da guardare con totale disimpegno, la storia è basata sul romanzo inchiesta di Jon Ronson, che tratta del progetto segreto del governo americano dedicato all’utilizzo di poteri psichici nell’esercito. La guerra in questo film non è solo un sottofondo esotico, il cinismo con cui viene trattato il tema, calca delle critiche sempre aperte. A partire dal lato oscuro della guerra (così come Lyn Cassady definisce un prigioniero in tuta arancione rinchiuso in una celletta semi buia, un chiaro richiamo a Guantanamo), dall’arrivismo militare impersonato da Kevin Spacey, disposto a tutto per la propria fama; fino alle condizioni e allo stato d’animo dei militari in combattimento. Proprio partendo da questa esperienza durante la guerra del Vietnam, Bill Django (uno spettacolare Jeff Bridges che strizza l’occhio al suo storico Drugo Lebowski), diventa ufficiale di questa unità speciale che forma i propri uomini con ideologie hippy e lsd. Formidabile sicuramente il flashback in cui Bill raccoglie esperienze e conoscenze prima di formare il gruppo. “L’uomo che fissa le capre” è un film per ridere e per riderci su, con amarezza, perché spesso una parodia riesce ad essere più credibile di una notizia al telegiornale, che magari è travisata, proprio come succede nel film.
LA FRASE: “Il tenente colonnello… ha utilizzato i fondi neri del progetto per procurare prostitute…” ”È una menzogna!” ” E per compare della droga per se stesso e per i suoi uomini” “… Bhe la storia delle zoccole è senz’altro una menzogna!”
Rating: 




Ho apprezzato questo film che, come dite voi, fa ridere ed è ben fatto, ma allo stesso tempo lascia un sorrisso che sa di amarezza per l’attualità e la drammaticità della guerra come background. quello che però mi sembra essere uno dei messaggi più belli che passano attraverso la pellicola è il bisogno delle persone di credere profondamente in un’idea e portarla avanti, sia essa totalmente strampalata e anticonformista come utilizzare improbabili metodi psichici per addestrare un’esercito; il film mi sembra un inno a essere quello che ci si sente di essere, fregandosene se intorno tutti gli altri la pensano diversamente (i marines new age in mezzo agli altri soldati molto più ortodossi). L’imporatante è portare avanti un’idea buona, e chissà che alla fine quello che sembrava impossibile e privo di senso non possa avverarsi (come il personaggio di Ewan McGregor che alla fine riesce a passare attraverso il muro).
Probabilmente è così, o forse che sia la forza delle ideologie che ci fa credere possibile l’impossibile?
Se Tarantino vede una dittatura con il lieto fine solo nel mondo del cinema, Heslov forse ne vede uno nella convinzione personale, nell’importanza delle proprie idee.
Come se ci dicesse in fondo che una buona idea non porterebbe mai a certi conflitti ma solo a un credo militare come quello di Bill Djiango.
E alla fine che la si chiami fata turchina o polvere magica non è pur sempre la voglia di credere in un’idea e la tenacia nel vivere un sogno come se fosse reale?
Saluti!